Lo chiamano like-jacking. Chissà quante volte vi sarà capitato. Si tratta di link che invitano gli utenti di un social a cliccare su mi piace o a condividere. E solitamente provengono dai nostri amici social reali, ovvero persone immediatamente identificabili alle quali va la nostra più incrollabile fiducia.
Ma cosa si nasconde dietro questi link apparentemente innocui? Il social spam, fenomeno in costante ascesa che colpisce ogni giorno circa 4 milioni di utenti solo su facebook. Sembra infatti che lo spam abbia traslocato dalle email ai social network, creando notevoli grattacapi ai sistemi di sicurezza di colossi quali facebook o twitter.
Soluzioni? Per il momento poche. A differenza della lotta allo spam di tipo classico, polizia e grandi aziende per ora riescono a fare ben poco contro le nuove strategie degli spammer, attualmente mirate a luoghi dove colpire è diventato più facile. Una vulnerabilità diffusa grazie alla quale è possibile attingere facilmente informazioni sottratte ai profili degli utenti, per poter andare a segno in maniera più sottile e mirata.
Che fare quindi? Facebook ha messo in piedi un team comprendente 30 ingegneri, 46 persone che si occupano della sicurezza del sito e circa 300 dipendenti che risolvono i problemi degli utenti. E grazie a questo staff riesce a bloccare ogni giorno circa 200 milioni di pericolosi contenuti. E Twitter? Per ora le forze di difesa si limitano a 5 programmatori e 9 specialisti.
Ciò a cui puntano questi piccoli eserciti per la difesa dei social è un affinamento delle tecniche per impedire le attività degli spammer. Ciò avverrebbe attraverso stratagemmi quali test di riconoscimento o sistemi per identificare i profili fake. Stratagemmi che incrementando soltanto costi inutili per gli spammer, consentirebbero in questo modo di limitarne le minacce.
Ma siamo solo agli inizi, la strada da percorrere è ancora lunga.


